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lunedì 3 maggio 2010

ROTONDA DI S. MARA DEL MONTE, UN GIOIELLO NASCOSTO TRA I COLLI


Ieri mattina, per rassodare il flaccidume di 40 ore settimanali passate davanti al pc, e per far sgranchire le zampe al cane, abbiamo intrapreso uno dei nostri ormai consueti percorsi di trekking fuori mura. Stavolta poco impegnativo, data la stanchezza, la colazione non ancora digerita e la minaccia della pioggia fredda, che infatti ci ha sorpresi dopo pochi minuti di cammino.

Salita via dell'Osservanza e intenzionati a raggiungere Villa Aldini - quella villa "napoleonica" che per anni avevo visto solo da lontano (da via Marconi) credendola un insolito tempio collinare, e che ora mi piace andare a visitare ogni tanto, per ammirarne il timpano e le colonne neoclassiche - abbiamo notato una freccia che indicava l'apertura al pubblico della Rotonda di S. Maria del Monte. Si tratta di una struttura circolare adiacente alla villa, che avevamo sempre trovato chiusa ma che ora, grazie ad un'iniziativa del Touring Club, è aperta gratuitamente al pubblico ogni fine settimana.
Appena sulla soglia siamo stati accolti con entusiasmo da due guide del Touring - un uomo e una donna sulla quarantina, entrambi molto simpatici e disponibili - palesemente felici di constatare che dopotutto la loro presenza in quella mattina piovosa e fredda non sarebbe stata inutile. Il signore, un uomo distinto che più che bolognese sembrava iracheno, ci ha spiegato la storia della rotonda.

Quello della Madonna del Monte fu un importante santuario bolognese, sorto intorno alla metà del XII secolo. La chiesa, di forma rotonda, venne completata nel 1116.
I monaci benedettini ne presero possesso nel 1170 (per cui il colle venne inizialmente definito di San Benedetto) e ingrandirono la costruzione.

La pianta ha una struttura circolare quasi perfetta, misure e proporzioni derivano sia dal mondo romanico che medievale.
All'interno, le nicchie ospitano i resti degli affreschi raffiguranti i dodici Apostoli, la Madonna e Gesù Cristo. Oggi restano visibili le figure incomplete di sette apostoli, e l'immagine della Vergine collocata sull'altare.
Nella fascia più alta della parete era rappresentata la leggenda della colomba, che è legata alla fondazione del santuario. La cupola, in muratura, è illuminata da piccole finestre. Al centro erano affrescati una Madonna con bambino, il Papa, il Legato ed una veduta di Bologna nel XII secolo.

Il santuario per oltre seicento anni fu uno dei luoghi più noti e venerati della città, frequentato da San Domenico e visitato da Sant'Antonio da Padova, da Dante e da San Bernardo da Siena.
Più importante della stranota Madonna di San Luca, ora in cima alla classifica dei luoghi di devozione bolognesi.

Nel '600 intervennero pittori di gusto barocco a sostituire gli affreschi ormai diluiti dal tempo. Con le leggi napoleoniche, lo scempio finale: la soppressione del convento e l'inglobamento della Rotonda nella villa - così bella e così incompiuta, voluta dal ministro napoleonico Antonio Aldini e mai abitata - per essere usata probabilmente come sala da pranzo.

Nel ventennio fascista, la riscoperta degli antichi affreschi da parte dello studioso Guido Zucchini.
E a questo proposito la guida ci ha fatto notare un particolare, che si può vedere solo mettendosi di fronte all'ingresso e aguzzando la vista con gli occhi rivolti verso l'alto: in due piccolissimi rilievi, un fascio littorio e una svastica.  Altro particolare, la rotonda era affrescata anche dall'esterno (visibili alcuni resti da una stanzetta attigua che fa parte della villa).


Quali "mondi" si possono scoprire facendo una semplice passeggiata...
Se vi capita di passare da queste parti, andateci: è un'iniziativa che il Touring Club sta facendo in diverse città ma può andare avanti solo se c'è interesse da parte della gente.

mercoledì 24 febbraio 2010

CAPRICCI

Aveva vent'anni Giovan Battista Piranesi quando, al seguito dell'ambasciatore veneziano Francesco Venier, giunse a Roma. Nato a Mogliano Veneto (TV) nel 1720, Piranesi aveva lavorato a Venezia acquisendo competenze di architetto, disegnatore di scenografie teatrali e incisore all'acquaforte.
Una volta a Roma iniziò a studiare l'architettura della città, ma ben presto realizzò che le possibilità in questo campo erano scarse e, sempre più affascinato da ciò che era stata l'architettura antica di Roma, iniziò a ritrarla nelle sue vedute e incisioni.

Nel 1748 inizia la serie delle Vedute di Roma in cui Piranesi ricostruisce i monumenti dell’antichità con precisione e rigore filologici ma al tempo stesso scegliendo scorci insoliti e utilizzando un suggestivo gioco di luci e ombre.

Ma la sua migliore produzione, per quel che mi riguarda, è la serie di Capricci (1745) e delle famose Carceri d'invenzione (1745-1750), in cui è presente l'influenza del conterraneo Tiepolo. Un'originalità stilistica che si ritrova anche nelle Vedute di Roma.

Un'atmosfera lontana e suggestiva aleggia tra le rovine e gli archi, nei sepolcri abbandonati, nel foro, nel vestibolo di un antico tempio, sotto l'ampio arco di un ponte.

Un immaginario surreale e al tempo stesso determinato da un'infinità di piccoli dettagli, nel quale l'antica Roma rivive, velata di Romanticismo e di Sogno.

Nell'immagine qui sopra vedete un esempio di Capriccio,  la via Appia immaginata da Piranesi (cliccare per ingrandire)

giovedì 4 febbraio 2010

L'ARTE DI DEFECARE

L'ho sempre saputo che il cesso può essere una forma d'arte, dai tempi in cui lavoravo alla Pozzi-Ginori e apprezzavo i cataloghi con le nuove linee "Collection" disegnate dall'architetto Citterio. E prima di lui l'azienda, quando ancora si chiamava Richard-Ginori (ora la Richard-Ginori fa porcellane d'arte e ha lasciato lavabi e cessi alla Pozzi-Ginori) aveva coinvolto architetti-artisti del calibro di Gio Ponti, Giovanni Gariboldi, Antonia Campi per ideare articoli da bagno dal design innovativo e ricercato.

A ulteriore conferma che anche defecare può essere un momento "estetico", se così si può dire, la mostra Fuoriluogo - Wchairs in corso a Palazzo Medici Riccardi, Firenze. Venti opere d'arte che esaltano e decontestualizzano la seduta dal suo uso quotidiano.

La mia preferita è quella in foto, se volete vedere le altre curiose creazioni
http://firenze.repubblica.it/multimedia/home/22858597/1/1